Capitolo 38
lui fece una visita a Wordsworth a Colomba Cottage ed in quello vitalizzando
presenza esperimentò un breve ritorno dei suoi poteri--abbastanza per dare
espressione meravigliosa a forse i pensieri più tristi che mai hanno visitato
genio di ungoverned. La più prima forma nota del poema, conservato in un
lettera a W. Sotheby del 19 luglio 1802, show (quell'al quale è apparente abbastanza
uno familiare con le relazioni che esistono tra i due poeti) che esso
fu concepito come una lettera a Wordsworth che è indirizzato in questo
più prima versione come "Poeta Prediletto", "Wordsworth", e "William." Era
prima stampò nel "mattina Posto" per il 4 ottobre 1802, con "Edmund"
per il nome di Wordsworth e con delle omissioni, ma col forte
sentimento personale non diminuito; e nella sua forma presente (ovvero, con
le parti omisero nella stampa del 1802 ripristinata, ma con la sostituzione
di "Signora" per "Edmund" e con altre omissioni numerose e cambi,
notevolmente nell'ultima stanza, tutti che tendono a spersonalizzare il poema) in
"Foglie sibilline", 1816. Nel 1810 un suggerimento dato da Wordsworth, col
migliori intenzioni, ad un terza persona riguardo alla vera natura di
I guai di Coleridge, fu riportato, o piuttosto misreported, a Coleridge,
ed un'estraniazione carico con dolore profondo ad ambo conseguito. La rottura
fu guarito, tanto quanto tali ferite può essere, dalla mediazione di un terreno di proprietà comune
amico nel 1812; ma il vecchio gladiolo e l'amicizia fruttifera non potrebbero essere mai
ripristinato. Coleridge scrisse a Poole, il 13 febbraio 1813: "Una riconciliazione
è successo, ma il _feeling_ che io avevo precedente a quel momento,
... che, io temo, mai non può ritornare. Tutte le azioni esterne, del tutto interno
auguri, tutti i pensieri e le ammirazioni saranno le stesse--_are_ lo stesso,
ma--il sì, là i resti un immedicable _But_."
"L'abbattimento" è distinto dagli altri poemi in questo volume da
contenendo, insieme alla sua interpretazione meravigliosa di natura esterna
nell'armonia con la sua propria altra tristezza non pronunciabile, Coleridge--e