Rev. W. Lucas Collins
Capitolo 15
era qualche genere di ministro della giustizia, di solito presieduto su tali occasioni,
occupando il curule presiede di che era uno dei diritti notori
ufficio alto a Roma. Ma il suo ufficio era piuttosto quello del presidente moderno
chi tiene ordine ad una riunione pubblica che quello di un giudice. Giudichi, in nostro
senso della parola, ci non era nessuno; la giuria sia i giudici ambo di legge
e fatto. Loro erano, in corto, i funzionari del fisco riconosciuti del praetor, in
di chi mani l'amministrazione della giustizia fu supposta per giacere. La legge,
anche, era di un carattere estremamente flessibile, e gli appelli dei fautori
era piuttosto alle passioni ed i sentimenti dei giurati che al legale
punti del caso. Cicerone stesso legò peso comparatamente piccolo
a questo ramo della sua professione;--"Occupato come io sono", lui dice in uno del suo
discorsi, "io potrei fabbricarmi avvocato abbastanza in tre giorni." I giurati
dato ciascuno il loro voto a scrutinio segreto,--'colpevole', 'innocente', o (come nel
Corti scozzesi) 'non proven',--e la maggioranza portò il verdetto.
Ma tali prove come quello di Verres erano molte più come una destituzione
di fronte alla Casa di Terreni di proprietà comune che un'indagine giudiziale e calma. Gli uomini che
dovrebbe processare un imputato della sua classe sarebbe, in casi molto pochi,
weighers onesto ed imparziale dell'evidenza. Il loro grande numero (variando
da cinquanta a settanta) indebolì il senso della responsabilità individuale,
e li posò più aperto all'appello dei fautori a loro politico
passioni. La maggior parte di loro entrerebbero in corte prevenuto in del grado
dagli interessi di festa; molti sarebbero partisans caldi. Cicerone, nel suo
trattato su 'l'Oratoria', chiaramente spiega per la guida del patrocinante il
natura dei tribunali alla quale lui doveva fare appello. "Uomini sono influenzati
in verdetti loro molto più da pregiudizio o favour, o l'avidità di guadagno,
o irrita, o l'indignazione, o piacere, o la speranza o teme, o da
equivoco, o da dell'eccitamento dei loro sentimenti, che o da