Cicerone - Classics Antico per Lettori inglese

Rev. W. Lucas Collins

Capitolo 37

cani; " contare le onde come loro rotolarono sulla spiaggia era la felicità;  lui
"ebbe sia piuttosto sindaco di Antium che console a Roma"; "piuttosto sieda in
la sua propria biblioteca con Atticus nel loro favourite fa sedere sotto il busto di
Aristotele che sulla sedia" di curule. È vero che queste brame per
pensionamento seguì della sconfitta politica o mortificazione di solito;  quello
la sua naturale sfera, l'unica vita nella quale lui potrebbe essere veramente felice era
nell'eccitamento acuto di guerra di festa--la battaglia-campo gloriosa del
Senato ed il Foro. La vera chiave-nota della sua mente sarà trovata in
queste parole al suo amico Coelius:  "Si aggrappi alla città, il mio amico e
viva nella sua luce:  ogni lavoro all'estero, come io ho sentito da mio più primo
virilità, è oscuro e piccolo per quelli che hanno abilità di farli
famoso a Roma." Ancora l'altro sforzo non aveva niente in lui dell'affettazione, o
ipocrisia:  era lo scolaro scappato da lavoro, mentre godendo completamente
la sua festa, ed immaginando che nulla sarebbe così delizioso come avere
feste sempre. In questo, di nuovo era una somiglianza tra Cicerone
assaggi e che di Horace. Il poeta amò i suoi Sabine coltivano e tutti suo rurale
delizie--dopo la sua maniera;  e forse pensò onestamente che lui l'amò
più di lui realmente faceva. Soprattutto, lui amò scrivere circa lui. Con quello
immagini, mezzo-vero, forse, e mezzo-affettato, per la semplicità pastorale,
quale ha marcato un stato di civilisation finito-lussuoso, lui sempre
proteste a lui che non c'è niente come il paese. Ma forse
Horace dimette una burla astuta a lui, in un genere di a parte al suo
lettori, nella persona di Alphius la soldi-prestatrice urbana e ricca che è fatta
emettere quel bel apostrofo alla felicità rurale:

  "Felice l'uomo, in schemi occupati non specializzato,
  Chi, vivendo semplicemente, come i nostri siri di vecchio,
  Coltiva i pochi acro che coltivò suo padre,
  Irritato da nessuno pensieri di usura od oro."
  Martin 'Horace'
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