Cicerone - Classics Antico per Lettori inglese

Rev. W. Lucas Collins

Capitolo 7

il giovane patrocinante quasi troppo rapidamente. Come molti altri oratori riusciti,
lui doveva combattere delle naturali deficienze;  lui aveva ereditato dal suo
generi un piuttosto costituzione delicata;  i suoi polmoni non erano potenti,
e la sua voce richiese gestione accurata;  e la declamazione forte e
azione veemente che lui aveva adottato dai suoi modelli--e quale era
le condizioni necessarie del successo nella grande arena in che un romano
fautore doveva supplicare--lui trovò lavoro molto duro. Lui lasciò Roma per un tempo,
e pensionato per resto e cambia ad Atene.

I sei mesi che lui passò là, sebbene occupato e studioso, deve avere
stato uni molto piacevoli. Ad uno come Cicerone, Atene subito era classica
e terra santa. Combinò tutte quelle associazioni e le attrazioni che
è probabile che noi c'aspettiamo ora di trovare in una visita ai capitali della Grecia e
dell'Italia, ed un pellegrinaggio a Gerusalemme. Poesia, retorica, filosofia,
religione--tutti, ai suoi occhi avevano la loro culla là. Era alla casa di
tutti che erano la letteratura a lui;  anche, e c'erano i grandi Eleusinian
misteri--quali ancora sono misteri, ma che contenne sotto loro
velo la fede purchessia nell'Impercettibile ed Eterno rimase nella mente di un
pagano illuminato. Ci può essere il piccolo dubbio ma quel Cicerone presero questo
l'opportunità di iniziazione. Il suo fratello Quintus ed uno dei suoi cugini erano
con lui ad Atene;  ed in quella città lui rinnovò anche la sua conoscenza con
un vecchio scuola-individuo, Titus Pomponius che visse così lungo nella città e
divenne così completamente ateniese nei suoi gusti e le abitudini, che lui è migliore
conosciuto a noi, come lui era ai suoi contemporanei, dal cognome di Atticus,
quale gli fu dato mezzo in burla, che dal suo nome romano e più sonoro. Esso
è alla circostanza fortuita di Atticus che rimane così lungo un volontario
esili da Roma, ed alla corrispondenza che fu mantenuta
tra i due amici, con intervalli occasionali per qualche cosa come
quattro-e-venti anni, che noi siamo indebitati per un acume più completo
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