Rev. W. Lucas Collins
Capitolo 90
grande perdita alla letteratura in Tiro 'Ciceroniana.' Lui seppe uno segreto a
il meno di un humourist riuscito in società: per lui è a lui che noi
debba la prima enunciazione autorevole di una regola che è universalmente
ammesso--"che una burla non ha mai così buona un effetto come quando è emesso
con un'espressione seria."
[Nota in calce 1: De Orat. II. 54.]
[Nota in calce 2: 'Libellus Jocularis, Quint. viii. 6.]
Cicerone aveva un'ammirazione meravigliosa per i greci. "Io non ho vergogna a
confessi", lui scrive a suo fratello, "specialmente fin dalla mia vita e mio carriera
è stato tale che nessun sospetto dell'indolenza o mancanza di energia può rimanere
su me, che tutti i miei propri conseguimenti sono dovuti a quelli studi e quelli
completamenti che sono stati dati in giù a noi nel letterario
tesori ed i sistemi filosofici dei greci." Era nessuno mero
scoppio retorico, quando nella sua difesa di Valerius Flaccus, accusato
piaccia Verres, se veramente o falsamente, di amministrazione corrotta nel suo
provincia, lui presentò così la deputazione da Atene e Lacedaemon che
sembrato testimoni al carattere del suo cliente.
"Ateniesi sono qui a-giorno, fra chi civilisation, imparando, religione,
l'agricoltura, legge pubblica e la giustizia avevano la loro nascita, e donde loro abbia
stato disseminato su tutto il mondo: per il possesso di cui la città,
si dice che dei pari abbiano conteso, su conto della sua bellezza che eccede,:
quale è di tale antichità che si dice che lei abbia incrociato i suoi cittadini,
dentro di sé, e lo stesso suolo subito stato chiamato loro madre, loro
allatti, ed il loro paese: di chi importanza e l'influenza è tale che il
nome della Grecia, sebbene ha perso molto del suo peso e ha motorizzato, ancora
prese il suo luogo da virtù della rinomanza di questa sola città."
Lui aveva dimenticato, forse, come ad un oratore è permesso per dimenticare, che nel
discorso molto stesso, quando il suo oggetto era screditare i l'accusatori di suoi
cliente, lui aveva detto, quello che era molto disse comunemente dei greci a Roma,