W. A. Clouston
Capitolo 56
il servitore. "Io non mi chiedo", riunì il Sieur "che tu il canst non
veda giorno, il grande sciocco come tu l'arte. Prenda una candela e guardi con lui fuori a
la finestra, e tu shalt vedono se è giorno o non."
In una casa strana, il Sieur trovò i muri del suo bedchamber pieni di
grandi buchi. "Questo", esclamò lui in un'ira, "è la camera di cursedest
in tutto il mondo. Uno può vedere giorno tutta la notte attraverso."
Viaggiante nel paese, i suoi uomini, guadagnare il modo più equo cavalcarono,
attraverso un campo seminato con pease sul quale M. Gaulard pianse a lui,
"Tu il briccone, appassisca tu la scottatura i piedi del mio cavallo? Dost tu non sappia quello
approssimativamente sei settimane fa io scottai la mia bocca col mangiando pease, loro erano così
caldo?"
Un uomo povero si lagnò a lui che lui aveva fatto rubare un cavallo da lui.
"Perché faceva Lei non marca il suo viso", M. Gaulard chiesto, "ed i vestiti lui
portato?" "Signore", detto l'uomo, "io non ero là quando lui fu rubato." Quoth
il Sieur, "Lei avrebbe dovuto lasciare qualcuno per chiedere a lui il suo nome, ed in
che luogo che lui ha risieduto."
M. Gaulard sentì il sole così caldo nel mezzo di un campo a noontide in
Agosto che lui ha chiesto di quelli di lui, quello che vuole dire il sole per essere così
caldo? Come se non dovesse tenere il suo calore fino ad inverno, quando ha freddo
tempo?"
Un proctor, mentre pronunciando con M. Gaulard, gli disse che un muto, sordo, o
uomini cieci non potevano fare una volontà ma con le certe forme supplementari. "IO
La preghi", detto il Sieur, mi "dia che per iscritto, che io posso spedirlo
ad un cugino del mio che è zoppo."
Un giorno un amico visitò il Sieur e lo trovò addormentato sulla sua sedia. "IO
dormito", disse lui, "solamente evitare l'ozio; per io devo stare facendo sempre
qualche cosa."
L'Abbe di Poupet si lagnò a lui che le talpe avevano viziato una multa
prato, e lui non potrebbe trovare rimedio per loro. "Perché, cugino", M. detto
Gaulard, "è ma pavimentando il Suo prato, e le talpe vogliono nessuno più