Capitolo 34
"È andato, che la sensibilità di principio che la castità di
honour che si sentì una macchia come una ferita; quale inspirò il coraggio
mentre mitigò la ferocia; quale nobilitò qualunque cosa che ha toccato,
e sotto che vizio stesso metà perduta suo cattivo, perdendo tutti suo
grossolanità."
Questo è bene un passaggio splendido e famoso in tutto il mondo valore che commette a
memoria.
Il Suo vecchio che ama
G.P.
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IL MIO CARO ANTONY,
Edward Gibbon che scrisse il _Decline e caduta del romano
Empire_, appartenne al più tardi la metà del diciottesimo secolo, ed era
un contemporaneo del Dott. Johnson e Burke. Lui finì la sua grande storia
tre anni dopo la morte del Dott. Johnson. È un lavoro monumentale, e
vivrà finché la lingua inglese. È uno dei libri che
ogni gentiluomo coltivato dovrebbe leggere. Lo stile è grandioso e
sonoro, e l'industria e l'erudizione coinvolsero nella sua produzione debba
è stato immenso.
Anche se non affondi mai sotto un'elevazione nobile di stile, esso ciononostante
mostre nessuno voli che sollevano di eloquenza o la declamazione, ed a me, e
probabilmente a Lei, Antony, i passaggi più commoventi in Gibbone
scritture sono quelle delle quali descrivono con emozione non soggetta ad influssi il momento
la prima risoluzione per comporre la grande storia e la notte quando lui
scritto l'ultima linea di lui. Su pagina 129 del suo memoirs[1] lui scrisse:--
"Era a Roma il 15 ottobre, 1764 come io sedetti assorto
tra le rovine del Campidoglio, mentre il nudo-footed fryars erano
vespri che cantano nel Tempio di Giove che l'idea di scrivere
il ribasso e caduta della città cominciarono alla mia mente prima."
Così lui risolse dedicarsi al compito tremendo, ed a
Losanna a lui finalmente fu adempiuto ventitrè anni più tardi. Lui registrò
l'evento in alcune frasi incinthe che sono stranamente memorabili:--
"Era nel giorno, o piuttosto notte, del 27 giugno 1787,
tra le ore di undici e dodici, che io scrissi l'ultimo
linee dell'ultima pagina, in una passare l'estate-casa nel mio giardino. Dopo