Capitolo 91
chiuso a tondo di sera il santuario del suo resto; dalle nebbie di
il firmamento la sua luce implacabile è divisa e suo separò
la fierezza placò nel blu molle del quale riempe la profondità
distanzi col suo fiore, ed il getto d'acqua con cui le montagne
bruci come loro bevono l'inondazione del dayspring. Ed in questo
mettendo in un tabernacolo del sole insopportabile con uomini, attraverso le ombre
del firmamento, Dio sembrerebbe esporre gli il curvi di Suoi
la propria maestà ad uomini, sul _throne_ del firmamento.
"Come il Creatore di tutti i mondi, e l'Inhabiter dell'eternità,
noi non possiamo vederlo; ma come il Giudice della terra ed il
Preservatore di uomini quelli cieli sono davvero il Suo abitazione-luogo.
'Non giuri, per lui il trono di Dio è né da cielo,; né da
terra, per lui il Suo sgabello è.'
"E tutti quelli passings avanti ed indietro di docce fruttifere e
ombra grata, e tutti quelle visioni di palazzi di argento costruirono
sull'orizzonte, e voci di gemendo venti e minacciare
tuoni, e glorie di accappatoio di coloured e raggio fesso, è ma a
approfondisca nei nostri cuori l'accettazione e l'essere distinto e l'affettuosità
delle semplici parole, 'Nostro Padre Che arte in cielo!'"
La descrizione del primo approccio a Venezia di fronte ai giorni di
binari saranno curati teneramente da quelli come che ammirano il lavoro di Ruskin sempre
uno di suo più caratteristica ed espressioni memorabili:--
"Anticamente di viaggiante, ora ritornare nessuno più in che
distanza non poteva essere vinta senza lavoro faticoso, ma in che quello
lavoro faticoso fu ricompensato in parte dal potere di quel esame intenzionale di
i paesi attraverso i quali posò il viaggio, ed in parte dal
la felicità delle ore di sera, quando, dalla cima dell'ultimo
riduca ad una montagnola lui aveva sormontato, il viaggiatore vide il villaggio quieto,
dove era rimanere lui, sparso fra i prati accanto a suo
ruscello di valle; o, dal lungo-sperare-per diventa nel polveroso