Capitolo 92
prospettiva della strada rialzata, veda, per la prima volta, le torri
di alcuna città famosa, svenga nei raggi di tramonto--ore di pacato
e piacere pensieroso per che il giunco dell'arrivo nel
stazione ferroviaria non è forse sempre, o a tutti gli uomini, un
equivalente--in quelli giorni io dico, quando c'era qualche cosa più a
sia anticipato e ricordò nel primo aspetto di ognuno
luogo zoppicante e successivo che una sistemazione nuova di vetro coprire con un tetto
e trave di ferro--c'erano i pochi momenti di che il ricordo
fu curato teneramente più affettuosamente dal viaggiatore che che che, come io
endeavoured per descrivere nella chiusura dell'ultimo capitolo, portò
lui all'interno di vista di Venezia, come la sua gondola sparò nell'aperto
laguna dal canale di Mestre.
"Non ma che l'aspetto della città stessa generalmente era il
fonte di alcuni disdegna delusione, per, visto in questo
direzione, i suoi edifici sono lontano meno caratteristica che quelli di
le altre grandi città dell'Italia; ma questa inferiorità era in parte
travestito da distanza, e più che fece ammenda per dallo strano
sorgendo dei suoi muri e torri fuori del mezzo, come sembrò, di
il mare profondo; per lui era impossibile che la mente o l'occhio potevano
subito comprenda il poca profondità del foglio enorme di acqua
quale tese via in leghe di incresparsi lustri al nord
e sud, o traccia la linea stretta di isolette che lo limitano al
est. La brezza di sale, i mare-uccelli che lamentano bianchi le masse di
erbaccia nera separando e gradualmente scomparendo in nodi di
banco di sollevamento sotto l'anticipo del consolidi marea, tutti proclamarono
esso per essere davvero l'oceano su cui petto che la grande città è rimasta così
calmamente; non così blu, molle, lago-come oceano come bagna il
Promontori Napoletani, o sonni sotto delle pietre marmoree di
Genova, ma un mare col potere tetro di onde settentrionali, ancora