Capitolo 96
"Lui a chi cielo e terra, ditta eretta dalla sua volontà guardano su,
tremando internamente. Lui su chi il sole sorgente splende avanti. Chi è
il dio a chi noi offriremo il nostro sacrificio?
"Dovunque le acqua-nubi possenti andarono, dove loro misero il seme e
acceso il fuoco, per questo motivo sorse colui che è l'unica vita dei brillanti dei.
Chi è il dio a chi noi offriremo il nostro sacrificio?
"Colui che dal suo forza guardò anche sulle acqua-nubi, le nubi
quale diede forza ed accese il sacrificio; _he che è soprattutto Dio
gods_. Chi è il dio a chi noi offriremo il nostro sacrificio?
"Lui non possa distruggere us,--lui il creatore dell'earth,--o lui, il
retto che creò cielo; colui che creò anche il brillante e
acque possenti. Chi è il dio a chi noi offriremo nostro
sacrifici?"[40]
Il più vecchio e la maggior parte di conto impressionante della creazione sono nell'undicesimo
capitolo del Libro decimo dell'Armare-Veda. Colebrooke, Max Muller, Muir,
e Goldstucker, tutti danno una traduzione di questo straordinario inneggi e parli
di lui con ammirazione. Noi prendiamo quello di Colehrooke, cambiato da quello di
Muir:--
"Non c'erano poi nessuna entità né la non-entità; nessun mondo, nessun cielo, né aught
sopra esso; nulla dovunque, coinvolgendo o coinvolse; né acqua profondo e
pericoloso. Morte non era, e perciò nessuna immortalità, né distinzione
di giorno o notte. Ma Quello respirò calmly[41] da solo con Natura,
suo chi è sostenuto all'interno di lui. Altro che Lui, nulla esistè
[quale] fin da [è stato]. Oscurità c'era; [per] questo universo era
avvolto con oscurità, ed era acque indistinguibili; ma quello
ammassi che fu coperto dalla buccia era [a lungo] prodotto dal
il potere della contemplazione. Prima il desire[42] fu formato nella sua mente; e
quello divenne il seme produttivo ed originale; quale il saggio, riconoscendo
esso dall'intelletto nei loro cuori, distingua come l'obbligazione di
la non-entità con entità.