Capitolo 69
Epicurus usa--un uomo, come Lei sappia, affezionato a piacere: lui può fare nessuno
differenzi, se lui accomoda, tra il toro di Phalaris ed il suo proprio letto; ma
Io non posso permettere l'uomo saggio di essere così indifferente sul dolore. Se lui
orsi esso con coraggio, è sufficiente: che lui dovrebbe allietarsi in lui,
Io non mi aspetto; per il dolore è, oltre ogni domanda, acuto, amaro,
contro natura, duro da sottoporre ad e nascere. Osservi Philoctetes: Noi
permettergli di lamentare, per lui vide Hercules lui che geme rumorosamente
attraverso estremità del dolore su Monte Oeta. Le frecce con cui il Hercules
lo presentato non era poi consolazione a lui, quando
Il morso della vipera, impregnando le sue vene
Con veleno, intelaiatura lui coi suoi dolori amari.
E perciò lui grida, mentre desiderando aiuto, e desiderando morire,
Oh che della mano amichevole il suo aiuto presterebbe,
Il mio corpo dall'altezza enorme di questa pietra per spedire
Nel salato profondo! Io sono tutto su fuoco,
E da questa ferita fatale deve scadere presto.
È difficile dire che l'uomo che fu obbligato per gridare in questo
maniera non fu oppressa con cattivo, e grande cattivo anche.
VIII. Ma ci permise di osservare Hercules lui a che fu soggiogato da dolore
il molto tempo quando lui era sul punto di raggiungere l'immortalità da
morte. Che parole fanno Sophocles qui metta nella sua bocca, nel suo
Trachiniae? chi, quando Deianira aveva messo su lui una tunica tinta nel
il sangue di centauro, e si conficcò alla sua visceri, dice,
Che torture che io sopporto che nessuno parole possono dire,
Lontano più grande questi, che quelli che succederono erst
Dal terrore atroce di consorte di thy, Jove--
E'en il comando atroce di Eurystheus austero sopra;
Questo di figlia di thy, Oeneus, è la frutta,
Ingannandomi col suo abito di envenom,
Di chi doth dell'abbraccio vicini sulla mia visceri predano,
Vita che consuma; i miei polmoni impediscono di giocare;
Il sangue abbandona le mie vene; il mio cuore virile