Capitolo 21
il sole di setting. "Questa è una grande meraviglia", detto il Re, quello che può
vuole dire?" E Merlo fece risposta: "Profondo è questo lago, così profondo
effettivamente che nessuno uomo può approfondirlo; ma nelle sue profondità, e costruì su
le radici delle montagne, è il palazzo della Signora del Lago.
Potente è lei con un potere che mai funziona per buono, e lei
aiuterà thee in ora di thine di bisogno. Per thee ha lei battuto
spada quello. Ora vada, e lo prenda."
Poi era Arturo consapevole di un piccolo skiff, mezzo nascosto fra il
giunchi di palude che hanno frangiato il lago; e leaping nella barca, senza
aiuto di remo, lui fu diffuso fuori nel medio del lago, al
luogo dove, fuori dell'acqua, colori di rosa il braccio e spada. Ed inclinandosi
dallo skiff, lui prese la spada dalla mano che immediatamente
svanito, ed immediatamente da allora in poi gli skiff l'annoiarono di nuovo a
terra.
Arturo dedusse dal suo fodero la spada possente, mentre chiedendosi il tempo
alla meraviglia della sua lavorazione, per l'elsa splesa con la luce
di molte gemme di scintillio--diamante e topazio e smeraldo, e molti
un altro cui non chiama nessuno sa. E come lui guardò sulla lama,
Arturo era consapevole di scritture mistiche sul lato del uno e l'altro,
e chiamando a Merlo, lui l'offrì li interpreti. "Signore", detto
Merlo, "sul lato del uno è scritto 'mi Tenga', e sull'altro
'Mi getti via.'" "Poi", detto il Re "che lo fa behove io
fare?" "Lo tenga", Merlo risposto; "il tempo per gettarlo via è
non ancora venga. Questa è la buona marca Excalibur, o Taglio Acciaio, e
bene lo La serva. Ma cosa pensano ye del fodero?" "Un
correttamente copra per così buono una spada", Arturo risposto. "No, è più
che che", disse Merlo, "per, così lungo come ye lo tengono, sebbene ye è
non ferito mai così dolente, ancora ye non sanguineranno a morte." E quando
lui sentì che, il marvelled di Re il più.
Poi loro viaggiarono di nuovo a Caerleon, dove i cavalieri fecero grandi
la gioia del ritorno del loro signore. Ed al momento, là venne a Signore
Pellinore, il perdono ardente del Re che fece ma burla di suo proprio