Capitolo 92
thy aiutano, non la rifiuti."
Quindi, offrendo il suo addio di madre, Peredur montò il suo cavallo, e
preso nella sua mano un palo lungo, acuto-aguzzato. Lui ne viaggiò molti
giorni coltivano, finalmente, lui era venuto a Caerleon, dove Arturo tenne il suo
corteggi, e smontando alla porta, lui entrò nella sala. Anche come lui
faceva così, un cavaliere più strano che era passato in di fronte a lui afferrò un
calice e, gettando il vino di fronte a Regina Guenevere, tenne
il calice in alto e pianse: "Se alcuna disputa di sfida questo calice con
io o si avventura vendicare l'insulto fatto alla Regina di Arturo, lo faccia
mi segua al prato senza, dove io l'attenderò."
E per lo stupore puro e semplice a questa insolenza, nessuno trasportò salvataggio Peredur,
chi pianse ad alta voce: "Io cercherò fuori questo uomo e farò vendetta su
lui." Poi una voce esclamò: Peredur benvenuto", avvenente, tu il fiore
di cavalierato"; e tutti girarono in sorpresa per guardare su un piccolo
nano deforme che, un anno prima, aveva chiesto insistentemente ed aveva ottenuto
protegga nella corte di Arturo, e da allora poi non aveva parlato parola. Ma
Kay il Seneschal, in rabbia che un ragazzo mero, ed uno così stranamente
equipaggiato come Peredur, avrebbe dovuto prendere sulla disputa della Regina quando
cavalieri provato erano rimasti sordina, colpì il nano, mentre piangendo: "Tu
arte maleducato rimanere sordina un anno nella corte di Arturo, e poi a
silenzio di interruzione in encomio di tale individuo." Poi Peredur che vide
il colpo, pianse, come lui lasciò la sala: "Cavaliere, in futuro ye possono
sia responsabile a me per quel colpo." Therewith, lui montò il suo piebald e
cavalcato in alacrità al prato. E quando l'espied del cavaliere lui, lui
pianto a lui: "Mi dica, gioventù il saw'st tu alcun arrivo dopo me da
la corte?" "Io mi sono venuto", Peredur detto. "Tenga la pace di thy,"
risposto adiratamente al cavaliere, "e risale alla corte e dice
che, a meno che uno entra in alacrità, io non rimarrò, ma cavalcherà