Capitolo 46
quelli che pensano, e è abituato alla contemplazione, loro appaiono
grande ed affascinante. Per illustrare questo noi citeremo
campioni in ambo i generi di poesia; il primo preso da sua Padrona
Bellezza chiamata, l'altro è un Inno da Accendere ambo di che, è così
eccellente nel loro genere, che chiunque li legge senza l'estasi,
sia assicurato bene, che lui non ha poesia nella sua anima, e è insensibile
al flusso di numeri, ed i fascini di senso.
BELLEZZA.
IO.
Bellezza, tu scimmia fantastica e selvatica,
Chi dost in ev'ry paese cambio thy forma!
Qui annerisca, là renda bruno, qui bronzeo, e là bianco;
Tu flatt sono quali compli'st con ogni vista!
Tu Babel che il confound'st l'occhio
Con varietà inintelligibile!
Chi il hast nessuno certo quello che né dove,
Ma vary'st ancora, e dost thy stesso dichiara
Mobile, come sono lei-professori di thy.
II.
Bellezza, la scena di amore e mascherata,
Così gaio da bene-plac le luci, e distanza fece;
Moneta falsa, e quale th' impostore ancora c'inganna;
Il francobollo e colour buono, ma metallo malato!
Quale luce, o basa, noi troviamo quando noi
Pesi da godimento ed esamini thee!
Per sebbene thy essere è ma mostra,
'Tis notte per lo più che permettono uomini a thee:
E thee di t'enjoy di chuse, quando tu la minima arte tu.
III.
Bellezza, tu attivo, passivo malato!
Quale dy'st thy stesso come veloce come tu uccisione di dost!
Tu Tulipano che thy approvvigionano in spreco di dost di vernice,
Né per physic buono, né odora, né gusto.
Bellezza cui fiammeggia ma meteore sono,
Corto-liv e basso, sebbene tu would'st sembrano una stella,
Chi il dar'st non il thine la propria casa scorge,
Fingendo di indulgere riccamente nell'occhio,
Quando tu, ahimè, dost nella liscivia elaborata.
IV.
Bellezza le cui conquiste ancora sono fatte