Capitolo 52
appendendo sui baluardi consolati e sventolò i loro cappelli.
"Non un'anima!" pianto Schietto. "Nessuno ma loro. Bene, io sono contento
loro sono sicuri in ogni modo."
Le barche disegnarono lungo, ed in alcuno secondo Frere era su ponte.
"Bene, il Sig. Frere?"
"Nessun uso", Frere pianto, rabbrividendo. "Noi solamente appena avevamo avuto tempo per ottenere via.
La cosa più vicina nel mondo, signore."
"Non vide chiunque?"
"Non un'anima. Loro hanno dovuto prendere alle barche."
"Poi loro non possono essere lontano di permesso, pianto Schietto, scopando l'orizzonte col suo vetro.
"Loro hanno dovuto tirare dal principio alla fine, per là abbastanza vento non è stato
riempire un dente cavo con." "Forse loro tirarono nella direzione sbagliata,"
Frere detto. "Loro avevano un buon l'inizio di quattro ore di noi, Lei sa."
Poi Meglio venne su, e raccontò la storia ad una folla di ascoltatori ansiosi.
I marinai che hanno innalzato ed assicurò le barche, fu affrettato via
al castello di prua, là mangiare, e riferisce la loro esperienza tra bocconi,
ed i quattro carcerati furono presi in carica e furono chiusi sotto di nuovo.
"Lei farebbe meglio ad andare e gira in, Frere", detto Languisca burberamente. "Non è uso
fischiando per un vento qui ogni giorno."
Frere rise--nella sua maniera più cordiale. "Io penso che io voglio", lui disse.
"Io sono cane stancato, e sonnolento come un gufo", e lui discese il riceva da poppa scala.
Pino prese un paio di svolte su ed in giù il ponte, e poi
occhio Schietto che prende, fermato di fronte a Vickers.
"Lei può pensarlo una cosa dura per dire, Capitano Vickers ma è bene nel momento in cui
se noi non troviamo questi diavoli poveri. Noi piuttosto abbastanza abbiamo sulle nostre mani
come è."
"Cosa intende, il Sig. Pine?" dice Vickers, i suoi sentimenti benigni
trovando il meglio della sua pomposità. "Lei non andrebbe via certamente
gli infelici uomini al loro fato."
"Forse", ritornò l'altro, "loro non ci ringrazierebbero
per prenderli a bordo."