Capitolo 26
possesso del potere. Ma né Andras né Varhely, ritornarono loro
paese. Il Principe era divenuto, come lui lui detto con un sorriso, "un
Magyar di Parigi." Lui fu abituato all'intellettuale, vita raffinata
della città francese; e questa era una consolazione, a durate, per l'esilio
dalla sua terra natia.
"Non è una cosa difficile per essere stregato con Parigi", lui può
dica, come se scusarsi.
Lui non aveva più, è vero, i panorami magnifici della sua gioventù;
i campi di granturco, le steppe, punteggiate qui e là con blocchi di
rose selvatiche; il Carpathian languisce, col loro mormorio oscuro; e tutti il
sera suona che era stato la ninnananna della sua infanzia; i campanacci,
malinconia ed indistinto; l'addentare delle grandi fruste del czikos;
i pastori montati, con le loro giacche di ussero che attraversano i piani
dove crebbe le piante particolare al paese; e gli orizzonti larghi
con le braccio enormi dei mulini a vento delineate contro il dorato
tramonto. Ma Parigi, con le sue seduzioni mai-diverse la sua attività in arte
e scienza, il suo movimento perpetuo aveva finito divenendo un vero bisogno a
lui, come un'esistenza nuova come prezioso ed amato come il primo. Il
soldato era divenuto un uomo di lettere, breve appunto in giù per lui, non per
il pubblico, tutti che l'hanno colpito nella sua osservazione e la sua lettura;
mescolando in tutte le società, sapendoli tutti, ma stimando solamente uno, quello
di persone oneste; e lasciando così gli anni passare da, senza sospettare
che loro stavano volando, riguardo a lui piuttosto come un uomo via su un
visiti, e svegliandosi improvvisamente una mattina eccellente quasi vecchio, chiedendosi come lui
aveva vissuto tutti questa durata di esilio che, nonostante molti guai mentali,
sembrato a lui per essere durato solamente alcuni mesi.
"Noi assomigliamo a", lui disse a Varhely, "quegli emigranti che mai non spacchettano
le loro scatole, certo che loro devono ritornare presto casa. Loro aspettano, e
del giorno, prendendo un sguardo di loro in un vetro, loro sono stupiti