Capitolo 34
ultimi massacri della campagna. I russi distrussero tutto,
sparando in giù i prigionieri, e scottando le piccole case povere. Là
era delle donne fra gli ungheresi e Tzigani; loro avevano caricato il
pistole del ferito, confortò il morire e vendicò il morto. Molti di
loro furono uccisi. Uno di loro, il più giovane e più bello, un zingaro, era
afferrato dall'ufficiale russo, e, quando la pace fu dichiarata presto dopo,
portato via da lui a Russia. Questo era Tisza Laszlo, la madre di Marsa.
L'ufficiale, un grande nobile russo un bel individuo ed estremamente
ricco, realmente l'amò con un genere arrabbiato di amore. Lui la costrinse a divenire
sua padrona; ma lui tentò in ogni modo di fabbricare la brutalità il suo perdono
della sua passione; tenendo la sua metà un prigioniero nel suo castello vicino a Mosca,
ed offrendola ancora, da modo dell'espiazione non solo la sua fortuna ma il suo
chiami, il titolo principesco del quale aveva il Tchereteff s, i suoi antenati
stato così orgoglioso, e quale la figlia di vagare Tzigani rifiutò con
odio mescolato e disgusto. Principessa? Lei, lo zingaro, un russo
principessa? Il titolo sarebbe apparso a lei come un nuovo ed ancora più
stigma detestabile. Lui l'implorò, ma lei era ostinata. Era un
esistenza strana, tragica che questi due esseri hanno condotto, zittita nell'immenso
arrocchi, dalle finestre delle quali Tisza potrebbe percepire le cupole dorate
di Mosca, la superba città dove lei non si metterebbe mai il piede,
preferendo il palazzo, triste ed oscuro come una cella. Da solo nel mondo,
il risuoli superstite di lei massacrò tribù, i russi a lei erano il
assassini della sua gente, gli assassini dei musicisti gratis con aquila
profili che lei seguiva come loro giocarono il czardas da villaggio a
villaggio.
Lei non vide mai Principe Tchereteff, bello, generoso, affascinante amandola
e tremando prima il suo sguardo anche se lui l'avesse rapita spietatamente
dal suo paese che lei non ha pensato a lui, spada disponibile, entrando
il villaggio ungherese e che brucia, la sua faccia arrossata dalle fiamme come il