Capitolo 47
ed oblio. Il silenzio dolce che la circonda la calmò, e lei
camminerebbe su e su sebbene l'erba spessa sotto i grandi alberi. Il
tronchi delle querce giganti furono vestiti in accappatoi di muschio di smeraldo, e selvatico
fiori di tutte le descrizioni elevarono le loro teste tra l'erba. C'era
nessun passo, niente suono; un'ape che cantarella pigramente, una farfalla brillante
scagliando attraverso il percorso, qualche cosa balenando rapido e rosso su un albero--
un scoiattolo spaventato dai cane da caccia danesi; quell'era tutto. E Marsa era
felice con la felicità languida che dà natura, la sua fronte
rinfrescato dalla brezza fresca, i suoi occhi rimasti dal verde profondo che nascose
le scarpe, suo intero essendo rinfrescato dall'atmosfera della pace che
precipiti dagli alberi.
Poi, chiamando i suoi cani, lei procederebbe ad una piccola casa colonica, e,
sedendosi sotto gli alberi di gelso, aspetti fino a che la moglie del coltivatore
la portata di recente alcuni cossero al forno pane ed una tazza di latte, scaldi dalle vacche.
Lei rimarrebbe inattivamente poi là, circondò da polli, anatre e
grandi, avide oche che lei alimentò, mentre rompendo il pane tra il suo bianco
dita, mentre Duna e Bundas si acquattarono ai suoi piedi, mentre pungendo su loro
orecchi, e guardando questi abitanti alati dell'aia che Marsa
li impediti di toccare. Finalmente i Tzigana possono lentamente wend il suo modo
casa, entri nella villa, si sieda di fronte al pianoforte, e giochi, con
la dolcezza ineffabile, come souvenir di un'altra vita il libero e
la vita errante di madre sua, gli aspetti ungheresi di Janos Nemeth, il triste
"Canzone di Plevna", l'aria scintillante di "La Piccola Domestica Marrone di
Budapest", e quell'amaro; romanzo tristezza, "Il Mondo tiene ma Uno
Fanciulla equa", una melodia luttuosa e disperata alla quale preferì lei
tutti altri, perché rispose, coi suoi accenti piangenti, ad un
particolare stato di suo proprio cuore.
La ragazza evidentemente stava celando della sofferenza segreta. L'amaro