Principe Zilah - Volume 1

Jules Claretie

Capitolo 65

morto, Tisza.

Tisza!  Allo zingaro il nome del fiume era stato dato indubbiamente su
le banche delle quali le era nato.  Loro chiamarono la madre Tisza, in
L'Ungheria, come a Parigi loro chiamarono la figlia il Tzigana.  E Marsa era
orgoglioso del suo nomignolo;  lei amò questi Tzigani il cui sangue fluì in lei
vene;  figli dell'India, forse di che era disceso alla valle il
Danube, e che per secoli aveva vissuto gratuitamente nell'aria aperta, mentre eleggendo
i loro capi, ed avendo un re nominato dal Palatino--un re che
mendicanti imponenti, annoi, ciononostante, il nome di Magnifico;
tribù indistruttibili, repubbliche ambulanti, musicisti che giocano il vecchio
aspetti della loro nazione, nonostante la sciabola turca e la polizia austriaca;
agenti di patriottismo e la libertà, guardiani del vecchio onore ungherese.

Queste persone povere, passando le loro vite sul fiume come il Tzigani
vissuto nei campi e siepi, sembrò a Marsa piaccia i molti spettri di
la sua corsa.  Più dei musicisti con panciotti ricamati facevano il poveri
prigionieri del richiamo di chiatta solitario a lei i grandi proscriverono famiglia
dei suoi antenati.

Lei chiamata ai bambini che giocano sul ponte di sunbeaten:  "Venga qui,
e tiene sui Suoi grembiuli!"

Loro rispettarono, mentre spargendo fuori i loro piccoli indumenti stracciati.  "Presa
questi!"  lei pianse.

Loro non potevano credersi gli occhi.  Dal piroscafo lei gettò in giù a
loro mandarini, acino d'uva fichi maturi, albicocche gialle e grande vellutato
pesche;  una pioggia di bocconcini prelibati che sarebbero sorpresi un buongustaio:  il
piccole cose povere, si dilettò ed impaurito alla stessa durata, si chiese se
la signora che li diede frutta così bella era una fata.

La madre poi la rosa;  e, venendo verso Marsa a ringraziarla, lei arso dal sole
pelle che arde un più profondo rosso, la donna povera, con ferite lacere nei suoi occhi stanchi,
ed un sorriso pallido sui suoi labbra pallidi, toccò, sorpreso, felice nel
piacere dei suoi bambini, mormorò, esitante e confuso:
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