Capitolo 11
per sempre. Lei non pensò che lei doveva vivere da molto, e la sua esistenza
sembrato a lei unico un alito che è probabile che alcun momento cessi. Perché aveva lei
non morì prima che lei seppe che Menko aveva mentito?
Ogni falsità sembrò orrenda a Marsa Laszlo, e questa bruttezza estrema lei
aveva scoperto nell'uomo a chi lei si era data, mentre credendo nel
eternità così come nella lealtà del suo amore.
Era ad una palla, all'ambasciata inglese, dopo il suo ritorno da Pau,
che, mentre sorridendo e felice, lei udì per caso tra due viennese,
estraneo a lei, questo dialogo corto, ogni parola di che era come un
accoltelli nel suo cuore: "Cosa un individuo affascinante che Menko è!" "Sì; è il suo
moglie brutto o un humpback? o è geloso come Othello? Lei non è mai
visto." "Sua moglie! È sposato?" "Sì: lui si sposò un Blavka, il
figlia di Angelo Blavka, di Prague. Non lo seppe?"
Si sposato!
Marsa sentì la sua bobina di testa, e l'occhiata improvvisa che lei ha lanciato agli oratori
fatto tacere, pressocché li terrorizzò. Mezzo alienato, lei giunse a casa, lei
mai non seppe come. Il prossimo giorno Michel Menko si presentò a lei
appartamenti nell'albergo dove lei stava vivendo; lei l'ordinò fuori di lei
presenza, non permettendogli di offrire alcuna scusa o chiarimento.
"Lei si sposa, e Lei è un codardo!"
Lui si gettò ai suoi ginocchia, e l'implorò di ascoltarlo.
"Vada! Vada!"
"Ma il nostro amore, Marsa? Per io L'amo, e Lei mi ama."
"Io odio e La disprezzo. Il mio amore è morto. Lei l'ha ucciso. Tutti sono
su. Vada! E non mi fece mai sapere che là esiste un Michel Menko nel
mondo! Mai! Mai! Mai!"
Lui sentì la sua propria codardia e la vergogna, e lui scomparve, non audace di nuovo
vedere la donna il cui amore lo bazzicò, e da che si chiuse via
il mondo più ostinatamente di mai. Lei lasciò Parigi, e nel
la solitudine di Maisons-Lafitte visse la vita di un recluso, mentre Michel
tentato invano di dimenticare l'amarezza della sua perdita. Il Tzigana sperò