Capitolo 13
contro i russi, solamente ritornare stanco ed annoiato come lui era partito,
sempre bazzicò invincibilmente ed eternamente dall'immagine di Marsa, un'immagine
triste come un amore perduto, e grave come rimorso.
CAPITOLO XIII
"IL MIO LETTERE OR IO"
Era quel passato che passato terribile al quale aveva sfidato Michel Menko
venga e parli di al Tzigana. Per prima, lei era cresciuta cremisi con
irriti, come se ad un insulto; ora, da un sentimento opposto ed improvviso, come lei
l'ascoltato richiamando quelli giorni, lei sentì un'impressione di mortale
dolore come se una vecchia ferita fosse stata riaperta. Era esso vero che tutti questo aveva
mai esistè? Era possibile, anche?
L'uomo che era stato il suo innamorato stava parlandole; lui stava parlando
suo del suo amore; e, se l'agonia terribile di memoria avesse non bruciò in
il suo cuore, lei si sarebbe chiesta se questo uomo di fronte a lei, questo genere
di estraneo, mai aveva toccato anche la sua mano.
Lei aspettò, con la curiosità inattiva di un spettatore in che non aveva azione
il dramma, per la fine dell'argomento odioso di Menko: "Io mentii perché io
L'amato!"
Lui ritornò di nuovo e di nuovo, nella credenza che donne perdonano facilmente il
malato-facendo del quale loro sono la causa, a quella dichiarazione speciosa e Marsa
chiesto a lei, in stupore che aberrazione aveva possesso di questo uomo
che lui dovrebbe fingere anche di scusare così la sua infamia.
"E è che", lei finalmente disse, "tutti che Lei deve dire a me?
Secondo Lei, il ladro deve solamente piangere 'Cosa potrei fare? Io amai
quel soldi, e così io lo rubai.' Ah", sorgendo improvvisamente, "questa intervista
è durato troppo da molto! Buono-serale!"
Lei camminò fermamente verso la porta; ma Michel, accelerando tondo il
altro lato della tavola, sbarrato la sua uscita, parlando in un tono supplichevole,
in che, c'era comunque, una minaccia ignota:
"Marsa! Marsa, io L'imploro, non si sposi Principe Andras! Non si sposi
lui se Lei non augura accadere a Lei e me della tragedia orribile!"