Capitolo 38
dia una scossa, scosse gratuitamente la sua spalla, mentre lasciando strisce della sua carne fra il
mascelle dell'animale cui caldo, esalando alito lo colpito pieno nel
faccia. Con occhi selvatici, vistosi, e chiamando in causa su, in un istinto di
disperi, tutta la sua forza ed il coraggio, lui seppellì le sue dita in Ortog
tiri il collo a, e gregge le sue unghie attraverso la pelle del colosso che colpì
e colpì con le sue mani contro il seno del giovane. La lingua del cane
appeso fuori della sua bocca, sotto la pressione soffocante delle mani del
creatura umana sta lottando per vita sua. Come lui lottò così contro Ortog,
l'ungherese gradualmente si ritirò, i due inseguono leaping circa lui, ora
guidato via da calci (la mascella di Duna fu rotta), ed ora, con ruggiti dell'ira
ed occhi ardenti, attaccando di nuovo la loro preda umana.
Uno di loro, Bundas che i suoi denti hanno seppellito nella coscia sinistra di Michel, lo scosse,
tentando di gettarlo alla terra. Un scivolone, e tutti sarebbero finiti; se lui
dovrebbe precipitare sulla ghiaia, gli uomini sarebbero lacerati a pezzi e sarebbero schiacciati
come un cervo prese dai cane da caccia.
Un dolore terribile quasi fece Michel svenire--Bundas aveva lasciato vada la sua presa,
spogliandosi via una lingua lunga di carne; ma, in un momento, aveva lo stesso
effetto su lui come quello del coltello di un chirurgo che apre una vena, ed il
la debolezza passò via. Gli uomini sfortunati ancora afferrarono, come in una morte-
afferri, il collo peloso di Ortog, e lui percepì che le lotte del cane
era più della stessa violenza terribile; gli occhi del feroce
bestia fu rotolata posteriore nella sua testa finché loro sembrarono due grandi palle
di brillare avorio. Michel gettò furiosamente la massa pesante da lui, e
il cane, soffocò, quasi morto, precipiti sulla terra con un ottuso, pesante
suono.
Menko doveva trattare solamente ora coi cane da caccia danesi che furono resi
più furioso che mai dall'odorato di sangue. Uno di loro, esponendo
i suoi denti rotti in un ghigno orrendo, ringhioso, esitò un piccolo rinnovare