Capitolo 4
la piccola tavola, e divenendo improvvisamente umile, non in atteggiamento ma in
esprima, detto:
"Ascolti, Marsa: Lei ha ragione cento volte odiarmi. Io ho
l'ingannato, mentito a Lei. Io mi sono condotto in una maniera indegno
di Lei, indegno di me. Ma fare ammenda per la mia colpa--il mio crimine, se Lei
voglia--io sono pronto fare qualsiasi cosa Lei ordine, essere il Suo schiavo misero,
per ottenere il perdono che io sono venuto a chiedere di Lei, e quale
Io chiederò sui miei ginocchia, se Lei comanda che io faccia così."
Il Tzigana aggrottò le ciglia.
"Io non ho niente per perdonarLa, nulla per comandarLa", lei disse con un
aeri più stancato che austero, umiliando, e sdegnoso. "Io chiedo solamente
Lei per lasciarmi in pace, e mai appare di nuovo in vita mia."
"Quindi! Io vedo che Lei non mi capisce", Michel detto con improvviso
asprezza.
"No, io l'ammetto, non nel minimo."
"Quando io chiesi a Lei se Lei sia sposarsi Principe Andras, non La faceva
capisca che io chiesi anche a Lei un'altra cosa: Voglia Lei se mi sposa, io--
Michel Menko?"
"Lei!" pianto il Tzigana.
E c'era in questo uggiolare, in questo "Lei!" esclamato con un rapido
movimento della balzo indietro-stupore, paura, disprezzo, e rabbia.
"Lei!" lei disse di nuovo. E Michel Menko sentì in questa parola una massa di
rancore amaro ed odio soffocato che improvvisamente lo scoppio le sue obbligazioni.
"Sì, io!" lui disse, mentre affrontando l'insulto dell'uggiolare di Marsa ed occhiata. "Io,
chi L'amano, e che Lei ha amato!"
"Ah, non osi dire quello!" lei pianse, mentre attraendo vicino al piccolo
tavola dove i pugnali rimasero tra gli oggetti di arte. "Non sia vile
abbastanza per parlarmi di un passato del quale nulla rimane a me ma
disgusti! Non faccia una parola che lo richiama a me monte ai Suoi labbra,
nessuno, Lei capisce, o io ucciderò Le piace il codardo che Lei è!"
"Faccia così, Marsa!" lui pianse con passione selvatica, arrabbiata. "Io dovrei morire da Suo
dia, e Lei non si sposerebbe quell'uomo!"