Capitolo 48
comandato la sua legione con una sola occhiata; ma l'occhio spesso fu velato ora
sotto di una palpebra china, e solamente ora e poi faceva avanti una battuta di caccia di sguardo
quale sembrò penetrare i pensieri più segreti di un uomo. Il soldato aveva
divenga il diplomatico.
"Io avevo dimenticato che trenta anni sono passati!" pensiero Varhely, un
poco rattristò.
Conte Ladany fece il suo vecchio camerata sedersi su una delle poltrone, e
l'interrogato sorridentemente come alla sua vita, le sue amicizie, Parigi, Principe
Zilah, e gradualmente e con grazia lo condusse a confidare quello che lui, Varhely,
era venuto a chiedere del ministro dell'Imperatore dell'Austria.
Varhely si sentì più riassicurato. Josef Ladany sembrò a lui per essere rimasto
moralmente lo stesso. Il baffi era stato tagliato la strada, i capelli gialli avevano
precipitato; ma il cuore ancora era giovane e senza dubbio ungherese.
"Lei può", lui disse, improvvisamente, mi "renda un servizio, un grande servizio.
Io non ho mai prima chiesto qualsiasi cosa di qualcuno; ma io ho preso questo
viaggi espressamente per vederLa, e chiedere a Lei, implorarLa piuttosto a--"
"Segua, il mio caro Conto. Cosa Lei di desiderio si sarà reso conto, io spero."
Ma il suo tono già era divenuto più freddo, o forse semplicemente più ufficiale.
"Bene", Varhely continuato, quello che io sono venuto a chiedere di Lei è; in memoria
del tempo quando noi eravamo fratelli in braccio" (il ministro cominciò
leggermente, e lisciò un poco nervosamente i suoi baffi), "la libertà di un
certo uomo, di un uomo che Lei conosce."
"Ah! effettivamente!" detto Conti Josef.
Lui si inclinò di nuovo sulla sua sedia, attraversò una gamba sull'altro, e, attraverso
le sue palpebre schiuse, Varhely esaminato in che lo guardò audacemente il
faccia.
Il contrasto tra questi due uomini stava colpendo; il soldato col suo
capelli e baffi imbiancarono nella cintura di sicurezza, ed il governo elegante
ufficiale col suo manners levigato; due compagni di vecchio-tempo che avevano sentito
il fischiare delle stesse palle.