Capitolo 80
agitandosi attraverso le sue vene. "Viva seppellito nella nostra Ungheria, mentre dimenticando,
dimenticato, ignoto, ignoto, via da tutti, via da Parigi, via da
il rumore del mondo, in una vita con me quali saranno una vita nuova!
Vuole?"
Lei guardò a lui con occhi vistosi, terrificati, mentre credendo le sue parole per essere
della burla crudele.
"Vuole?" lui disse di nuovo, mentre elevandola dal pavimento, e violandola
al suo seno, i suoi labbra che brucia che cercano i ghiacciati del Tzigana.
"Mi risponda, Marsa. Vuole?"
Come un sospiro, la parola precipitò sull'aria: "Sì."
CAPITOLO XXXIV
UNA VITA NUOVA
Il giorno seguente, con ardore tenero lui la portò via al suo vecchio
Castello ungherese, con le sue torri rosse che ancora sopportano marchi delle devastazioni
del cannone--il castello che lui non aveva visto mai da quando Austria aveva
lo confiscato, e poi, dopo anni lunghi, lo ripristinò a suo giusto
proprietario. Lui fuggì da Parigi, mentre cercando un'esistenza pura, e ritornò al suo
Ungheria, al paese della sua gioventù la terra dei piani enormi. Lui
visto di nuovo il Danube ed il Tisza dorato. Nel costume di Magyar, il suo
batticuore lui passò prima più orgogliosamente sotto l'attila nazionale,
gli occhi dei contadini che l'avevano saputo quando un bambino, ed aveva lottato
sotto i suoi ordini; e lui parlò loro da nome, mentre riconoscendo molto del suo
vecchi compagni in queste persone povere con guance conciate dal sole, e
teste imbiancate da età.
Lui condusse Marsa, mentre tremando e felice, alla porta del castello, dove loro
gli offerto il vino di onore, bevve dal 'il tschouttora',
il bere-vaso ungherese, il 'il notis' e torte fecero di granturco
cucinato nella crema.
Sui prati sul castello, il 'il tschiko' pastori su che erano venuti
groppa per salutare il Principe, bevve brandy di susina, e bevve con loro
vino rosso il 'il kadostas' e la pancetta affumicata di Temesvar. Loro erano venuti da
le loro fattorie, dal loro pusztas distante cavallerizzi di contadino, come soldati,