Capitolo 91
calcolato offendere i suoi auguri o quelli del suo favourites.
Ma se io voglio evitare il credito di certo lamento funebre o epigrammi arguti, io
deve abiurare completamente una reputazione per genio che io non posso
rifiuti di fare, se io potessi. Ma dopo ogni Cesare stesso ha un molto acuto
facoltà critica, e, nel momento in cui il Suo cugino Servius--chi io considero
essere stato un uomini più abili di lettere--non aveva difficoltà
nel dire: "Questo verso non è Plautus, questo è--" perché lui aveva
acquisito un orecchio sensibile che classifica a forza dei vari stili di
poeti e lettura abituale, così io sono detto che Cesare, ora avendo
completò i suoi volumi di bons mots, se qualsiasi cosa è portato a lui
come il mio che non è così, abitualmente lo rifiuta. Questo lui ora fa tutti
il più, perché suo annuncia è in società mia pressocché ogni
giorno. Ora nel corso del nostro discorso digressivo molti commenti sono lasciati
caduta che forse alla durata del mio farli sembri a loro
né volendo in flavour letterario né in gusto piccante. Questi sono
portato a lui insieme alle altre notizie del giorno: per così lui
lui diresse. Così occorre che se lui è detto di qualsiasi cosa
inoltre circa me, lui considera, che lui non dovrebbe ascoltarlo.
Perché io non ho nessun bisogno del Suo DEnomaus, sebbene Suo
quotazione dei versi di Accius era moltissimo sulla macchia. Ma quello che
è questa gelosia, o quello che ora ha io del quale può essere chiunque
geloso? Ma immagina il peggiore. Io trovo che i filosofi che
da solo nella mia presa di vista la vera natura della virtù, presa che il saggio
uomo non si impegna contro qualsiasi cosa eccetto offenda;
e di questo io mi considero chiaro in due modi, prima in che mio
veiws più completamente avevano ragione; e secondo perché, quando io
fondò che noi non avevamo forza di materiale sufficiente per mantenerli, io
era contro una prova di forza con la festa più forte. Perciò, così
lontano come il dovere di un buon cittadino concerne, io non sono certamente
apra rimproverare. Che resti sono che non dovrei dire io o dovrei fare