Amy E. Samuel M.;Zwemer Zwemer
Capitolo 49
io; tale interferenza violenta può ma ha aggravato il
il fato di Ivan. Io mi agganciai le mani e con una voce soffocata pianta:
"Misericordia! misericordia!" Il Conto non mi sentì. Poi io mi gettai
tra il carnefice e la sua vittima. Istupidito, con braccio elevato
ed immobile, il Conto mi fissò con occhi fiammeggianti; poco da
poco lui divenne calmo, e la sua faccia ricapitolò suo all'ordine del giorno
espressione.
"Gli permetta di passare per questa volta", disse lui finalmente, in una voce cavo;
"ma in futuro metta le mani in nessuno più in affari miei!"
Lasciando cadere poi la frusta alla terra, lui lo strode via. Ivan elevò
i suoi occhi a me pieno di ferite lacere, il suo sguardo subito espresse,
tenerezza, la gratitudine, e l'ammirazione. Lui afferrò le mie mani e
li coperti con baci dopo i quali lui passò il suo fazzoletto
sulla sua faccia, grondante con traspirazione, schiuma, e sangue, e
prendendo i due cavalli dalle briglie, li condusse quietamente al
stalla. Io trovai il Conto alla tavola; lui aveva recuperato suo buono
umorismo; lui dimise molte frecce di sarcasmo allegro a mio
"eresie" nelle questioni di storia. Non era senza sforzo che io
gli risposto, per a questo momento lui mi inspirò con un'avversione
che io non potessi celare proprio. Ma io sentii confine per riconoscere il
vittoria che lui si era guadagnato su nel compendiare Ivan
punizione. Dopo che cena che lui ha spedito per il servo della gleba con che apparve
la sua fronte e mani solcarono con cicatrici insanguinate. I suoi labbra annoiarono
il loro sorriso abituale che era un mistero a me sempre. Suo padrone
ordinato che lui prendesse via il suo panciotto, rifiuti la sua camicia, e si inginocchi
di fronte a lui; deducendo poi dalla sua tasca una fiala pieno di alcuni
unguento cui virtù che lui ha lodato estremamente, lui vestì le ferite di
il moujik con le sue proprie mani. Questa operazione finì, lui disse
lui:
"Quell'ammonterà a nulla, mio figlio. Vada e pecchi nessuno più."
Su che si elevò il servo della gleba e lasciò la stanza, mentre sorridendo