Capitolo 39
"Ah, ah, ah!" del chiamò.
Il re e regina videro la vecchia strega a che non era stata invitata il
festa.
"Io gli dirò quell'al quale accadrà questo piccolo si chieda", disse il
strega. "Lei taglierà il suo dito con un asse prima che lei ha quindici anni
vecchio di anni, e poi lei morrà!"
La vecchia strega scosse il suo bastone nero alla principessa.
Poi lei scomparve, come lei era entrata, attraverso il buco della serratura.
Il re e regina si agitarono quando loro sentirono le parole della strega, ma
la settima fata che non aveva parlato ancora avanzò in avanti.
"La figlia del re non morrà, ma lei dormirà per cento
anni. Quando la principessa si addormenta, ognuno nel palazzo andrà
dorma, anche. Loro vogliono ogni sonno per cento anni."
Poi il re ordinò che ogni asse nel regno dovesse essere
distrutto.
Non un asse sarebbe usato, dovunque nel paese, fino a che dopo il
principessa l'era passata quindicesimo compleanno.
I regali delle fate si dimostrarono veri. La principessa era così bella e
così buono che lei fu amata da tutti. Lei era arguta e saggia e la sua voce
era come una campana di argento.
Un giorno, quando la principessa quasi aveva quindici anni, lei vagò
attraverso il palazzo e sui gradini di serpeggiamento ad una vecchia torre.
Là, in una piccola stanza, sedette una vecchia donna, mentre torcendo occupatamente filo su un
ruota che rotea. La vecchia donna non aveva sentito mai il comando del re.
"Come allegramente la ruota va tondo! Mi permetta di vedere se io posso roteare!" detto il
principessa.
Appena aveva la principessa toccato l'asse quando lei si tagliò il dito.
La ragazza subito precipitò in un sonno profondo. Lei posò sul pavimento accanto a
la ruota che rotea, digiuni addormentato.
Nel castello sotto, il re, la regina, e tutti i servitori precipitarono
addormentato, anche. I cavalli dormirono nelle loro stalle. I cani dormirono in loro
canili.
I piccioni sul tetto, e gli uccelli nei loro nidi, tutti andarono a suonare
addormentato. Anche il fuoco che fiammeggia sul focolare ancora divenne.
Ombre profonde scurirono le stanze esposto al sole del palazzo, ed il giardino